Ginocchio
Il Dr Gabriele Benedetti, in oltre vent’anni di visite e trattamenti al Ginocchio, non ha mai individuato una reale causa del dolore nel deterioramento dei menischi, quanto invece nella “Condropatia Femoro-rotulea” e la conseguente Gonartrosi (artrosi del ginocchio).
Causa dapprima del dolore e riduzione funzionale e poi indicazione più frequente di protesizzazione.
Gli esami strumentali più opportuni sono la Radiografia (Rx/Lastra) e RM (Risonanza Magnetica).
La Pret Medica del Dr. Francesco Pizzo è il centro diagnostico di fiducia del Dr. Gabriele Benedetti.
Il tutto inizia con il ginocchio che si presenta gonfio, caldo e dolorante nell’appoggio dell’arto. Questa condizione iniziale viene definita Sinovite.
Tra l’osso della tibia (parte prossimale della gamba) e quello del femore (parte distale della coscia), tralasciando i menischi, che per quanto lesionati e consumati, cesseranno autonomamente di dare dolore, la prima struttura che va incontro a infiammazione è la Membrana Sinoviale.
Un foglietto al di sopra delle cartilagini che è responsabile della produzione di liquido sinoviale, il lubrificante del ginocchio.
Quando la Sinovia riceve troppe sollecitazioni di carico, reagisce infiammandosi e producendo un liquido non più sano, ma un essudato, un liquido flogistico (Flogosi sta per infiammazione) che gonfia e surriscalda il ginocchio, e prende il nome di Sinovite.
Spesso viene siringato attraverso artrocentesi e la sua colorazione è gialla, piuttosto che rossa come potrebbe essere per la rottura dei legamenti crociati (che contengono sangue).
Più viene asportato e più si riproduce. Finché arriverà un momento terribilmente subdolo, nel quale improvvisamente l’articolazione cesserà per un breve periodo di mostrare questi sintomi e dare la parvenza che tutto sia inspiegabilmente andato a posto. A complicare il quadro clinico sono le cosiddette infiltrazioni, che se da un lato aiutano il ginocchio a sfiammare, dall’altra coprono la sua sintomatologia, fondamentale per avvisare il paziente che qualcosa non va. La patologia viene nascosta sotto il tappeto per poi ricomparire più grave ed aggressiva.
Infatti la cessazione della sinovite, non è dovuta come si pensa all’intervento delle infiltrazioni, ma alla “morte” della membrana sinoviale, che cessa di esistere perché totalmente consumata. Non vi sarà produzione né di liquido lubrificante, né di liquido infiammatorio.
Ecco perché rappresenta una vera trappola.
Il paziente pensa di essere guarito e dopo alcuni giorni o mesi, si ritroverà con l’impossibilità di piegare il ginocchio.
Guarda caso non vi sarà né gonfiore né calore, poiché non parleremo di liquido flogistico, ma di deterioramento delle Cartilagini. Che non essendo innervate, al contrario della sinovia, lasceranno credere che il problema sia minore.
È qui che se presa in tempo, viene diagnosticata la Condropatia, che dal greco “chondros” (cartilagine) e “pathos” (malattia), permette ancora di salvare un ginocchio dall’intervento di protesi.
Se invece, si decide di proseguire senza trattamento, si incappa allora nell’ultimo stadio della degenerazione, che oltre alla difficoltà di flettere l’articolazione, vedrà l’impossibilità di estendere il ginocchio.
Con una reazione periostale (parte più esterna dell’osso a contatto diretto con l’ormai consumata o scomparsa cartilagine) che aumenterà il diametro del ginocchio, non gonfiandolo come avveniva per la sinovite, ma deformandolo irreversibilmente. Nei casi più avanzati, contornato da calcificazioni (osteofiti) e fusione articolare con necessario intervento di protesi bicompartimentale.
Il Prof. Francesco De Luca e la Dott.ssa Giulia Corsi, sono i chirurghi ortopedici di riferimento del Dr. Benedetti.
L’incidenza colpisce tanto le donne quanto gli uomini in numero elevatissimo nella popolazione mondiale con un deterioramento che inizia dopo i quarant’anni e già a 50 e 60 richiede l’operazione chirurgica. A 70 anni è uno degli interventi più comuni, e oltre gli 80 può diventare complesso a causa di patologie concomitanti.
Prima avverrà il trattamento e prima si potrà risolvere la Sinovite. Più tardi ci scontreremo con la Condropatia femoro-rotulea, anch’essa risolvibile se presa in tempo. Per poi dover gestire una condizione finale di artrosi, incredibilmente, ma non auguratamente, ancora guaribile anche nei casi più gravi, scongiurando oltre ogni tempo limite, l’intervento di protesi.
La differenza trai tre approcci, sta nel dolore che il paziente sentirà nel trattamento, poiché il Dr Gabriele Benedetti, dovrà intervenire con uno sblocco manuale del ginocchio.
Fortunatamente non in modo improvviso e cruento, ma graduale. Il tutto in una unica seduta. Più il ginocchio è rovinato, più sarà difficile liberarlo dalla sua condizione di rigidità e perdita funzionale. Ma essendo le calcificazioni ossee, al livello dei tessuti molli, legamenti e muscoli, si “romperanno” come se fossero una incrostazione, permettendo al muscolo di riacquistare la sua morbidezza e la capacità di allungarsi. L’articolazione si potrà finalmente flettere ed estendere, senza dolore.
Alla visita e trattamento con il Dottore, seguiranno circa tre sedute con il Fisioterapista del team specializzato sul ginocchio. Il tutto avverrà nell’arco di un mese scarso, riducendo drasticamente tempi e spese.
Il paziente potrà collaborare riducendo leggermente il peso ove necessario e praticare la camminata o altre attività sportive. Poiché l’artrosi del ginocchio peggiora enormemente in caso di sovrappeso e mancanza di movimento.
Verranno spiegati due, massimo tre esercizi di stretching che velocizzeranno il recupero e soprattutto forniranno al paziente un bagaglio di strumenti utili per poi essere indipendente nel futuro.
Nel caso di diagnosi differenziale da Artrite, quando il dolore interessa entrambe le ginocchia (l’Artrosi solitamente colpisce una sola articolazione, mentre l’Artrite riguarda entrambe le articolazioni in modo simmetrico), è importante considerare un esame del sangue che vada ad indagare markers di PCR (Proteina C-Reattiva), VES (infiammazione), Fattore Reumatoide.
In caso di positività il trattamento sarà esattamente lo stesso, con la differenza che il Reumatologo valuterà o meno l’intervento di un farmaco per modulare l’infiammazione.
Il Reumatologo di fiducia del Dr. Benedetti è il Dr. Stefano Palmieri.